Rassegna stampa

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Da: PADOVA 24 ORE .IT

Sabato 23 Febbraio 2013 11:36

Un integratore, il precursore del più importante antiossidante (Glutatione), migliora la sopravvivenza del fegato trapiantato, si tratta del N-Acetilcisteina (NAC). Questa la scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università– Azienda Ospedaliera di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto IOV-IRCCS, pubblicata recentemente sulla prestigiosa rivista dell’Associazione Americana per lo studio delle malattie del fegato e della Società internazionale di trapianto di fegato, «Liver Transplantation». «Il trapianto di fegato è il trattamento standard per le malattie del fegato allo stadio terminale – spiega il dott. Francesco D’Amico, autore dello studio -. Abbiamo visto che iniettando il NAC per via endovenosa nel donatore un’ora prima del prelievo del fegato, e poi praticando una seconda infusione direttamente sull’organo prima del trapianto si migliora in modo significativo la sopravvivenza del fegato dopo il trapianto. Gli studi hanno infatti dimostrato che le lesioni da ischemia-riperfusione danneggiano il tessuto epatico nella fase di ritorno venoso portale dopo la privazione di ossigeno, ovvero dopo l’ischemia; questo avviene spesso durante la preservazione e la conservazione dei fegati donati, con conseguenze negative sulla funzionalità precoce dell’organo nel post-trapianto.»

Nel 2012 l’OMS ha stimato a 22.000 i trapianti di fegato effettuati in tutto il mondo, con quasi 18.500 da donatori deceduti, e secondo la Rete di Prelievo e Trapianto d’Organo (OPTN) circa 16.000 pazienti solo negli Stati Uniti sono attualmente in lista d’attesa per un fegato. I risultati della ricerca indicano chiaramente come i tassi di sopravvivenza dell’organo a 3 e 12 mesi fossero decisamente maggiori nei pazienti trattati con NAC; allo stesso modo, il tasso di complicanze post-trapianto è del 23%, quasi la metà rispetto agli organi non trattati con NAC. Si tratta del primo lavoro randomizzato ad indagare sull’uso dell’infusione del precursore NAC dell’antiossidante Glutatione nel corso della procedura di prelievo del fegato, e dimostra come, usando la NAC durante il prelievo si migliori efficacemente il risultato del trapianto, una prassi raccomandata, visto anche l’aumento nell’utilizzo di organi non ottimali, soprattutto in Europa. Si tratta inoltre di una prassi di basso impatto economico, solo all’incirca 5 euro per paziente, contro ad esempio un ricovero giornaliero che varia tra i 500 e i 1000 euro.

Comune di ALBA: premiati i volontari: ...fra i premiati il nostro presidente dell' Associazione Italiana Trapiantati di Fegato (AITF) - delegazione di Cuneo e Celso Boggione volontario CRI e socio dell' AITF Delegazione Cuneo (papà di Giorgio - danatore

 Domenica 9 dicembre nella sala consigliare del Palazzo comunale di Alba, il sindaco Maurizio Marello insieme agli assessori Leopoldo Foglino, Olindo Cervella, al consigliere delegato all’istruzione Luigi Garassino e al presidente del Csv Società Solidale Giorgio Groppo ha premiato i volontari che da più anni dedicano il loro tempo libero agli altri:

  • Cesare Parizia dell’Anpa (Associazione nazionale protezione animali di Alba Langhe e Roero),
  • Andrea Mellano del Gruppo comunale di Protezione civile di Alba,
  • Piero Rebuffi della Lilt (Lega italiana lotta tumori) sezione di Alba,
  • Carlo Bellino del nucleo di Protezione civile Associazione nazionale Carabinieri di Alba,
  • Piera Margaria Pascale dell’associazione Serenità via cavo onlus,
  • Roger Davico dell’Agesci zona Cuneo – Alba,
  • Celso Boggione della Croce rossa italiana – Sezione di Alba,
  • Franco Bordino del Club alpino iItaliano – Associazione volontari soccorso Cai,
  • Elvio Marchetto dell’Aitf (Associazione italiana trapiantati di fegato) di Alba,
  • Irma Malvicino dell’Ava (Associazione volontariato cottolenghino),
  • Anna Averame Converso dell’Aidc (Associazione italiana donatori cornea),
  • Sergio Buffa di Ampelos,
  • Tarcisio Rovetti del Centro missionario diocesano di Alba,
  • Mario Bertani dell’Acat Alba Langhe Roero,
  • Giuseppe Messa del Movimento consumatori,
  • Luigi Ferrio di Castagnito per Kami,
  • Pierino Poggio di Proteggere insieme,
  • Luigi Aimasso di Presenza amica,
  • Enrico Testa dell’Asava,
  • suor Emanuella Quiriti dell’associazione Bakhita,
  • Renata Veglio del Gruppo di volontariato vincenziano di Alba,
  • Giacomo Rossotto dell’associazione Arcobaleno di Alba,
  • Riccardo Ruzzi dell’associazione La collina degli Elfi,
  • Maria Grazia Nicolino dell’Admo – Sezione Patrizia Gosso.

«Il volontariato – ha affermato il Sindaco Maurizio Marello – è una componente essenziale. Lo è per l’utilità sociale che ha, per il lavoro svolto dai volontari in diversi settori: nell’assistenza, nella sanità, nella scuola, nelle carceri, nella Protezione civile, solo per ricordarne alcuni. In questo momento di crisi la componente del lavoro e dell’utilità sociale è fondamentale ma non è la sola. Ci sono i valori che il volontariato porta nella nostra comunità: l’altruismo, la fraternità e la solidarietà. Questo addirittura è più importante dell’utilità sociale da quando è iniziata a prevalere la logica del consumismo, dell’egoismo, della carriera, del farsi strada dando sgomitate alle persone che stanno accanto a noi».

Rivolgendosi poi ai tanti volontari presenti in sala, il Sindaco ha aggiunto: «La logica dei valori che voi portate è antitetica. È quella della comunità, del camminare insieme, della solidarietà, del ritorno alle cose essenziali, ai valori che contano. E poi, voi siete importanti per il futuro. Tutti ci chiediamo quando usciremo dalla crisi. Credo che nessuno dei presenti sia in grado di dare una risposta. C’è anche un’altra domanda: come usciremo dalla crisi? Innanzitutto ricordandoci come ci siamo entrati. La crisi ci sta obbligando a correggere gli errori che abbiamo commesso in questi vent’anni, come quello di mettere al primo posto l’eccedenza e il superfluo e non le cose che contano davvero. Bisogna tornare alle cose che contano, ritrovare un modello di società che sia più giusta, attenta a coloro che camminano più piano. Bisogna ritrovare i valori che in questa terra, in questo paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità un tempo erano molto più forti come l’amicizia, lo stare insieme, il darsi una mano, tipici della società contadina quando ci si aiutava. Questo potrebbe essere un bel modo di uscire dalla crisi. E poi, i valori che voi volontari vivete ogni giorno e che testimoniate sono quelli che ci aiuteranno ad uscirne diversi da come ci siamo entrati. So che in questo momento sono tante, e voi le conoscete, le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, che hanno perso il lavoro. Perciò dobbiamo anche pensare ai cambiamenti che noi più fortunati dobbiamo fare se vogliamo far sì che nell’arco di qualche anno queste situazioni di povertà crescente possano diminuire e possano essere reintegrate da una qualità della vita che magari per qualcuno sarà un po’ più bassa ma speriamo che questo contribuisca a far alzare quella di qualcun altro. Nel frattempo, grazie a voi, per il lavoro che fate, per la vostra utilità, per i valori che portate nella nostra società».

«Con questa cerimonia e con la Piazzetta della solidarietà il pomeriggio in piazza Duomo – ha spiegato il presidente della Consulta comunale del volontariato Sergio Taricco – si celebra ad Alba la Giornata internazionale del volontariato promossa dall’Onu”.

Da “Gazzetta d’Alba”  del 10.12.2012

 

Molinette di Torino, trapianto di fegato su bimbo di tre anni

L'equipe del Professor Mauro Salizzoni alle Molinette di Torino ha realizzato un intervento di trapianto di fegato su un bambino di 3 anni.

Il piccolo Alessio, di Torino, due sere fa è stato ricoverato all'Ospedale Regina Margherita, a causa di una necrosi epatica grave, che lo ha portato in coma. Una situazione dovuta ad un problema di metabolismo del fegato presente fin dalla nascita.

"Il suo fegato - spiega il professor Salizzoni - non era in grado di reggere la presenza nell'organismo di un processo infiammatorio. Una bronchite, curabile normalmente con antibiotico, in questo bambino poteva scatenare, come successo, gravi conseguenze".

Ieri il bambino è stato messo nella lista urgente dei trapianti, e questa mattina è arrivato l'organo, che ha consentito l'avvio dell'intervento. La donatrice è una donna di 45 anni, di Roma, morta ieri per un ictus ischemico. "L'intervento è iniziato questa mattina - spiega ancora il professor Salizzoni - e le premesse mi sembrano positive - TORINO  01.12.12

Iniziativa pilota, Ancona rientra tra le città italiane che aderiscono alla sperimentazione. Chiunque può chiedere il documento

ANCONA - Ancona sperimenta la certa d'identità elettronica con l'assenso o il diniego alla donazione di organi. Un progetto al quale aderiscono alcuni Comuni pilota, fra cui il
capoluogo delle Marche.Il progetto, curato dalla Regione Marche che ha recepito un'analoga iniziativa messa in campo in sede nazionale dall’Anci sanità e che sarà realizzato su base regionale in alcuni comuni pilota, abbina le dichiarazioni di volontà nei confronti della donazione degli organi ad un documento di identità elettronico, ampliando così notevolmente il bacino dei donatori.

La Giunta comunale di Ancona, quindi, ha dato mandato ai servizi competenti di predisporre quanto necessario per l’attuazione del progetto in via sperimentale anche nel capoluogo dorico.
«Semplicemente rinnovando o chiedendo la carta di identità elettronica – spiega l’assessore Signorini – sarà possibile compiere un gesto importante anche sotto il profilo della solidarietà umana».

Morte cerebrale?

Dibattito dopo un articolo dell' «Osservatore Romano» sul tema - Novembre 2008

Un articolo di Lucetta Scaraffia (associazione Scienza & Vita) a proposito della morte cerebrale, pubblicato sul!' «Osservatore Romano», ha fatto molto clamore per nulla. I media hanno dato ampio risalto alla vicenda, attribuendo alla Chiesa un cambiamento di dottrina mai avvenuto; la Santa Sede ha dovuto intervenire con una presa di distanza, il mondo medico è insorto compatto, e la stessa autrice ha dichiarato di essere stata, in qualche misura, fraintesa. Vediamo di comprendere cosa è avvenuto. La nascita della rianimazione, circa cinquant'anni fa, ha reso possibile il mantenimento artificiale del!' attività respiratoria in soggetti che, prima di allora, avrebbero smesso di respirare. Tra questi ci sono pazienti che hanno subito un'emorragia cerebrale o un trauma cranico gravi: ad essi il respiratore permette di dare un tempo di sopravvivenza necessario per mettere in atto cure che spesso hanno efficacia e li salvano. Accade talvolta che la situazione evolva in senso peggiorativo e che il cervello leso incominci a gonfiare; essendo chiuso dentro il cranio, che è rigido e non estensibile, la tendenza a gonfiarsi si traduce in un aumento di pressione, e quando questa pressione diventa superiore a quella del sangue, il sangue stesso, pompato dal cuore in tutto il corpo, arriva dappertutto ma non dentro il cranio: il cervello resta quindi privo della perfusione sanguigna e, dopo pochi minuti in questa situazione, muore, tutto intero e irreversibilmente. In questi casi, poiché il respiro è assicurato dalle macchine e il cuore ha al proprio interno le cellule pacemaker che generano il battito, ci si trova di fronte a un cadavere, che può, per qualche ora o qualche giorno, essere mantenuto a cuore battente e quindi con gli organi funzionanti; sono questi i soggetti che possono, dopo la morte, donare i propri organi. I soggetti in tale condizione sono considerati cadaveri dalla scienza, dalla legge, e anche dalla dottrina della Chiesa, la quale semplicemente e doverosa mente raccomanda che l'accertamento della morte sia, in ogni caso, rigoroso. I criteri per accertare la morte vennero formalizzati per la prima volta 40 anni fa negli Stati Uniti, e sono noti come Il criteri di Harvard". Essi non sono mai stati scientificamente contestati nella sostanza, e le poche discussioni accademiche che ci sono state in quarant' anni hanno sempre e solo riguardato marginali questioni di forma. Perché dunque la questione viene riproposta proprio adesso? Il clima di scontro tra laici e cattolici, che si è creato negli ultimi tempi riguardo alle questioni bioetiche di inizio e fine vita, ha fatto temere a qualcuno dei cattolici che identificare la morte con la perdita delle funzioni del cervello possa aprire la strada alla sospensione delle cure a tutta una serie di soggetti (il paradigma dei quali oggi è stata Eluana Englaro) portatori di deficit neurologici di varia entità, fino allo stato vegetativo permanente. Tuttavia chi ha sollevato la questione sembra aver dimenticato che i criteri di Harvard (dai quali sono ispirate le leggi sulla morte di quasi tutte le nazioni del mondo) prevedono la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, e quindi escludono, come è ovvio che sia, gli stati vegetativi permanenti, l'anencefalia e qualsiasi altra condizione, per quanto larvale e mutilata, di vita dell'encefalo. Solo la mancanza di flusso sanguigno in tutto il cervello, emisferi e tronco cerebrale, consente di affermare la morte, e anche quando, come nella stragrande maggioranza dei casi, la morte viene accertata verificando l'arresto del cuore, non è questo che sostanzia la morte, ma la perdita del flusso di sangue al cervello che ali' arresto del cuore consegue.
Né gli stati vegetativi permanenti come quello della Englaro, né le situazioni di anencefalia, né qualunque altra forma di coma o di deficit funzionale cerebrale rientrano, nemmeno lontanamente, nei criteri di Harvard e nelle leggi nazionali di accertamento della morte. In questo senso il tentativo di rimettere in discussione tali criteri appare, anche dal punto di vista delle battaglie bioetiche che stanno a cuore ai cattolici, una pessima mossa.
È vero, come scrive la Scaraffia, che l'accettazione dei criteri di Harvard viene a costituire «un tassello decisivo per molte altre questioni bioetiche oggi sul tappeto». Ma, a differenza di quello che essa sembra temere, è un tassello decisivo nel senso di un inamovibile paletto, che consente la confutazione di qualunque altra tesi volta ad affermare che là dove esistono lesioni cerebrali di vario genere che non sono la morte encefalica si possa parlare di morte o di
"non persona" o di "non vita". I criteri di Harvard, confinando la morte a quello che è in realtà, difendono la vita, non la minacciano. Proprio secondo quei criteri Eluana e tutti quelli come lei non sono morti e, poiché una terza ipotesi non si dà, sono indubitabilmente vivi.
La questione trapianti è estranea a questa polemica. In primo luogo perché i criteri di Harvard vengono utilizzati per certificare la morte di chiunque presenti la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, indipendentemente dalla sua idoneità e volontà di donare gli organi dopo la morte. In secondo luogo perché la donazione e il prelievo di organi non hanno mai giustificato, né mai potrebbero giustificare, la certificazione di morte di qualcuno che morto non sia. In terzo luogo perché qualunque certificazione di morte, anche quella tradizionale basata sull'accertamento dell' arresto del cuore, fa riferimento concettuale non al muscolo cardiaco, facilmente sostituibile da una pompa meccanica, ma alle conseguenze che il suo arresto ha avuto su tutto l'encefalo, determinandone la morte. La morte è una sola, quella del cervello; i modi per accertarla sono due: uno indiretto, evidenziando che il cuore si è fermato, l'altro diretto, evidenziando che esso non riceve più il sangue indispensabile alla sua vita.

Rassegna stampa

notte_natale.pdf

Notte di Natale e di trapianti. Nove interventi in trentasei ore

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Una "scatola nera" in sala operatoria

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Molinette, trapianto del rene con sangue incompatibile

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Molinette, primo trapianto tra persone non compatibili

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Il fegato di un bimbo di Padova, affetto da H1N1, salva una neonata

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L'organo e stato reimpiantato nel paziente dopo la correzione di una rara patologia vascolare

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Donatore un bimbo di Napoli morto in seguiro a un incidente

cuneese.pdf

Venti ore senza fegato poi arriva il trapianto

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Venti Lo "shopping" di Steve Jobs per avere un nuovo fegato

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Maratona di Pasqua in sala operatoria. Salvate 4 vite

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Il rigetto degli organi trapiantati

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Alle molinette gli organi della ragazza morta per aver mangiato cioccolato

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Record Europeo alle Molinette di Torino: superati i 5000 trapianti

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Record di trapianti al Sant'Orsola

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L'equipe di Salizzoni alle Molinette

morte_celebrale.pdf

Morte Celebrale

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150 trapiantati per "brindare" alla vita

Associazioni OLNUS che operano nel settore delle donazioni di ORGANI, TESSUTI, CELLULE STAMINALI E DONAZIONE SANGUE: